I Teatrini erano un tipo di "Spazialismo realistico", anche un po' alla maniera della Pop Art ma sempre a modo mio. Erano forme che l'uomo immagina nello spazio
Tecnica: Cornici in legno sagomato e laccato con tele monocrome forate
I Teatrini sono un ciclo di opere realizzate tra il 1964 e il 1966. Per Fontana essi rappresentano una figura spaziale in cui lo sfondo monocromatico è separato da una figura geometrica puntellata con i fori che hanno reso celebre l'artista. Questi teatrini sono appunto delle cornici in legno sagomato e laccato con tele monocrome forate.
Questa serie, una delle ultime prima della scomparsa dell'artista, testimonia la sua volontà di conciliare rigore concettuale e componente ludica e teatrale. I Teatrini possono essere letti come architetture minime in cui lo spettatore è invitato a guardare "oltre" la superficie, in una sorta di scena astratta e immobile. La cornice sagomata, lontana da ogni funzione decorativa, si trasforma in una parte attiva dell'opera, accentuando l'effetto di profondità e creando un dialogo tra pittura, scultura e spazio.
L'uso della sagoma e del foro, elementi chiave in questi lavori, affonda le sue radici nella formazione scultorea di Fontana. Nei Teatrini, l'elemento scultoreo si fonde con quello scenografico, suggerendo una visione stratificata dell'opera: il fondo monocromo si apre attraverso i fori come una soglia verso l'infinito, mentre la cornice sagomata guida lo sguardo in un percorso visivo e simbolico. I colori vivaci – rosso, verde, blu, giallo – rafforzano l'impatto teatrale, quasi a evocare il sipario di un palcoscenico astratto in cui il vuoto gioca il ruolo da protagonista.
I Teatrini costituiscono una sintesi perfetta del percorso di Fontana: un artista capace di unire profondità concettuale e sensibilità materica, lasciando un'eredità che ha trasformato radicalmente il concetto di opera d'arte nel Novecento.