Quando io mi siedo davanti a uno dei miei tagli, a contemplarlo, provo all'improvviso una grande distensione dello spirito, mi sento un uomo liberato dalla schiavitù della materia, un uomo che appartiene alla vastità del presente e del futuro.
Titolazione: Un taglio = Concetto spaziale, Attesa • Più tagli = Concetto spaziale, Attese
Tecnica: Tagli netti e regolari sulla tela, aniline o idropittura
Lucio Fontana trova nei Concetti spaziali, Attese l'espressione più nota e iconica dello spazialismo. Queste opere pittoriche, che sono state realizzate a partire dal 1958, presentano uno o più tagli. Nel caso di un unico taglio il titolo è Concetto spaziale, Attesa, quando ce ne sono più, si parla di Concetto spaziale, Attese. Questi tagli sono netti e regolari, operati con l'intento di oltrepassare la superficie della tela.
I tagli sono stati interpretati, nel corso del tempo, anche in modi "fantasiosi" e del tutto privi di senso. Su un noto portale dedicato all'arte si trova perfino un riferimento all'amplesso. Bene, tutto aveva in mente Fontana tranne che l'amplesso. Ricostruire il pensiero di Fontana non è difficile, perché è un artista che ha scritto molto e ha rilasciato numerose interviste.
È il superamento dei limiti imposti dalla superficie pittorica, la ricerca di una quarta dimensione. Lo spazio "Cosmico", quello che va oltre la materia. La volontà di Fontana è mostrare quell'oltre tanto ricercato nell'arte, senza tuttavia dare una risposta. Il fondo sul retro del taglio è nero. Rimane quindi ciò che è definito dal titolo di questo ciclo di opere: "Concetto Spaziale/Attese", un concetto sullo spazio, l'attesa di quello che c'è dopo.
I tagli rappresentano l'espressione più famosa dello Spazialismo, quella che ha reso celebre Fontana nel mondo. Dal punto di vista prettamente tecnico, la loro realizzazione è tutt'altro che semplice.
I tagli rappresentano l'espressione più famosa dello Spazialismo, quella che ha reso celebre Fontana nel mondo. Dal punto di vista prettamente tecnico, la loro realizzazione è tutt'altro che semplice.
Le opere di questo ciclo sono caratterizzate da un percorso di sperimentazione che coinvolse anche la scelta dei materiali pittorici. Quando Fontana iniziò a realizzare i tagli nel 1958, utilizzava principalmente aniline per colorare le tele. Questi primi tagli si presentavano spesso come piccole penetrazioni curve o diagonali, talvolta disposti in sequenze serrate, con un carattere più sperimentale ed una minore precisione e nettezza dei tagli rispetto alle opere realizzate a partire dal 1960-1961.
A partire dal 1960 circa, l'artista adottò progressivamente l'idropittura, che rivoluzionò la resa finale delle opere. Questa vernice diluita con acqua, normalmente impiegata per uso domestico, offriva caratteristiche tecniche fondamentali: asciugava rapidamente e garantiva una superficie perfettamente liscia e uniforme, senza tracce di pennellate. L'idropittura permise a Fontana di eseguire tagli ancora più netti e precisi, trasformando il gesto in un atto di estremo rigore. I tagli su monocromi puri realizzati con questa tecnica divennero l'emblema della sua piena maturità artistica.