…è l'infinito, e allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti, ed ecco che ho creato una dimensione infinita, un buco che per me è alla base di tutta l'arte contemporanea, per chi la vuol capire. Sennò continua a dire che l'è un büs e ciao…
Caratteristica: Costellazioni di buchi sulla superficie della tela
Evoluzione: Da vortici spontanei (1949) a sequenze ritmiche regolari (dal 1950)
Nel 1949 nasce l'invenzione più originale di Fontana. Forse spinto dalla sua origine di scultore, alla ricerca di una terza dimensione realizza i primi quadri forando le tele.
Queste opere pittoriche sono caratterizzate da costellazioni di "buchi", effettuati sulla superficie della tela. La serie dei "buchi" viene portata avanti con continuità anche negli anni successivi. I primi lavori presentano vortici di buchi; dal '50 in poi i vortici lasciano spazio a buchi organizzati in base a sequenze ritmiche più regolari.
L'originalità di questa serie risiede nel fatto che Fontana, grazie alla sua formazione scultorea, tratta la tela come un oggetto fisico, ampliando il concetto tradizionale di pittura. Parallelamente, l'artista delinea i principi dello Spazialismo, un movimento che supera i limiti della bidimensionalità, influenzando profondamente l'arte internazionale.
Secondo fonti come il "Manifesto dello Spazialismo" (1947), Fontana invita gli artisti a liberarsi dai confini convenzionali. In quest'ottica, i buchi non sono semplici fori, ma gesti che catturano la luce e proiettano il dipinto oltre la superficie, coinvolgendo lo spettatore in un'esperienza che trascende la mera contemplazione.
Tra la fine degli anni '40 e i primi anni '50, la fama di Fontana cresce, supportata da critici e collezionisti. Le sue tele forate stabiliscono un rapporto inedito tra luce, ombra e materia, anticipando alcune ricerche delle avanguardie successive. Qui la mano dell'artista si fa "scultorea", poiché i buchi modellano fisicamente la tela, estendendo il dipinto in una dimensione nuova.
Nei primi "Buchi" i fori appaiono in vortici spontanei, mentre dal 1950 si dispongono in sequenze più regolari, creando ritmi visivi suggestivi. In ogni caso, la tensione spaziale resta al centro, ribaltando i canoni tradizionali e invitando l'osservatore a esplorare un territorio in cui l'opera si fonde con l'ambiente.