1941
Nonostante il disagio personale espresso nelle lettere agli amici italiani, Fontana inizia a ricevere crescente consenso sia dal pubblico che dalla critica artistica.
1942
Contemporaneamente, avvia il suo percorso di docente, insegnando modellato alla Escuela de Artes Plásticas di Rosario de Santa Fe e decorazione all'Academia de Bellas Artes "Prilidiano Pueyrredón" di Buenos Aires.
1943
Si stabilisce nei circoli alto borghesi di Buenos Aires, trasferendo il suo studio in Calle Esmeralda. In Italia, Tullio d'Albisola pubblica un racconto illustrato con quattordici disegni di Fontana.
1944
Continua a distinguersi nelle esposizioni artistiche: partecipa al XXXIV Salón Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires, aggiudicandosi il primo premio municipale con l'opera Mujer herida. Espone anche al IV Salón Municipal de Pintura y Escultura di Cordova.
1945
Estate intensa per Fontana: allestisce una personale a Impulso, nei pressi di Buenos Aires, e partecipa alla mostra Once escultores argentinos presso il Museo Provincial de Bellas Artes di La Plata. Con l'opera La mujer de Lot prende parte al Salón Independiente di Buenos Aires, alternativo al salone nazionale ufficiale.
Ottiene la cattedra di modellato alla Escuela Nacional de Bellas Artes "Manuel Belgrano" e trasferisce il suo studio in Calle Chancos, in uno spazio più ampio.
1946
Promuove a Buenos Aires la Scuola di Altamira, frequentata dai giovani del Gruppo Madí, nato dal movimento concretista guidato da Tomás Maldonado. Nello stesso anno viene pubblicata la monografia di Juan Zocchi sul suo lavoro argentino.
Il contesto argentino: Arte Madí e Arte Concreta
Durante il terzo soggiorno argentino (1940-1947), Fontana visse in un milieu culturale effervescente che influenzò profondamente la nascita dello Spazialismo. Il contesto era dominato da movimenti di rinnovamento radicale:
Il Gruppo Arturo e il Manifiesto Invencionista
La rivista Arturo (1944), con copertina di Tomás Maldonado, conteneva illustrazioni di Kandinsky, Mondrian e Torres García. Nel manifesto si proclamava: "Art will be only tension and pure image, aesthetic vibration" e "Abstract art will guarantee a multidimensional harmony, without the needs for psychological adaptation".
Edgar Bayley, poeta del gruppo, scrisse il Manifiesto Invencionista (1946), dominato dal materialismo storico e da un'idea hegeliano-marxista orientata verso il progresso spirituale e sociale. Il manifesto sosteneva il distacco dal mito primitivista in favore di un segno di pura invenzione: "Don't search or find, Invent".
Il Movimento Madí
Nell'agosto 1946, Gyula Kosice fondò il Gruppo Madí, che rivendicava una maggiore libertà inventiva. Kosice sviluppò la scultura Royi: elementi di legno assemblati come vettori nello spazio che affermavano l'importanza del vuoto al posto della massa e richiedevano la presenza dello spettatore.
Nella sua rivista Arte Madí Universale, Kosice volle la partecipazione di Fontana. Nella sua autobiografia, avanzò l'ipotesi che tutta l'arte di Fontana, specialmente dal Manifiesto Blanco in avanti, fosse stata influenzata dalle intuizioni del movimento Madí in relazione al volere andare oltre la bi-dimensione per accogliere lo spazio e la luce.
L'Asociación Arte Concreto Invención
Nel 1946 Maldonado fondò l'Associazione Arte Concreto Invención. Nel manifesto si legge: "A poem or a painting must help man act within his society". L'idea era quella di un'arte che adeguasse forma ed espressione al progresso tecnologico, rifiutando l'estetica speculativa in favore di una "estetica scientifica".
La doppia natura di Fontana
Questo soggiorno a Buenos Aires diede a Fontana un impulso che impollinò le intuizioni maturate in Europa, liberandole di ogni residuo normativo. La nuova arte argentina mirava alla libera creazione di forme e a un'idea positiva della storia, lontanissima dai corpi morti di Fautrier, dalle ferite di Burri, dallo spirito sofferente dell'Informale europeo.
1947
Riallaccia la collaborazione con gli architetti razionalisti, realizzando fregi in ceramica policroma per un edificio in via Senato 11, progettato da Marco Zanuso e Roberto Menghi.
1948
A marzo pubblica il secondo manifesto Spazialista, firmato anche da Gianni Dova e Antonino Tullier. In primavera partecipa alla Rassegna Nazionale di Arti Figurative a Roma con una scultura di grandi dimensioni in ceramica, Il Guerriero.
Presente anche alla mostra Arte Astratta in Italia e alla XXIV Biennale di Venezia, dove espone una scultura astratta, tre opere in ceramica e una in mosaico. La sua ricerca scultorea, fortemente materica, riprende gli studi degli anni Trenta, anticipando esiti "informali". Stabilisce il nuovo studio in via Prina.
1949
Prosegue nel campo funerario con l'Angelo in ceramica policroma per la tomba Chinelli, progettata da Renzo Zavanella al Cimitero Monumentale di Milano. Avvia una collaborazione con gli Arredamenti Borsani per soffitti, lampadari e oggetti d'arredo in ceramica. Inizia un periodo di intensi viaggi tra città italiane ed europee.
1950
A maggio tiene una personale di ceramiche alla Galleria il Milione e partecipa alla XXV Biennale d'Arte di Venezia. Prende parte al concorso per la quinta porta del Duomo di Milano.