1931
Alla fine dell'anno, Lucio Fontana viene chiamato da Edoardo Persico per allestire una sua personale alla Galleria il Milione, dove presenta una produzione ancora divisa tra scultura in bronzo e scultura colorata.
Approfondisce l'impiego della terracotta e del colore, in particolare l'oro nella scultura, mentre realizza tavolette di gesso e di cemento pigmentato graffite e talora dipinte, perseguendo una semplificazione dell'immagine e del modellato. Alla fine di questo anno espone alla Galleria il Milione, oltre alle terrecotte colorate, i bozzetti per la dirompente Vittoria del 1930 in gesso dipinto e dorato, che, tradotta in bronzo, sarà poi riutilizzata da Giuseppe Terragni nel Monumento ai Caduti di Erba, andato distrutto.
Fontana e l'architettura razionalista milanese
La formazione ambientale di Fontana avvenne a stretto contatto con i protagonisti del Razionalismo italiano. Nel 1933 Luigi Figini e Gino Pollini scrivevano: "Non crediamo oggi alla pittura decorativa, ma alla pittura senz'altre aggettivazioni, così come crediamo alla architettura e non alla decorazione, all'arte e non alle sottospecie dell'arte".
Riflessioni di questo tenore furono per Fontana stimoli formidabili. Come ricordava Carlo Belli in una riflessione pubblicata nel 1968:
Il Bar Craja e il gruppo milanese
Tra i frequentatori del Bar Craja, luogo degli incontri principali di questo gruppo eterogeneo per discipline ma unitario nel desiderio di aggiornare l'Italia artistica del ventennio, ci furono:
- Poeti e letterati: Alfonso Gatto, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sinisgalli
- Artisti: Atanasio Soldati, Lucio Fontana, Arturo Martini, Carlo Carrà
- Architetti: Pollini, Gianni Banfi, Ernesto Nathan Rogers, Peressutti, Belgiojoso, Mario Radice, Manlio Rho
- Critici e teorici: Edoardo Persico, Carlo Belli, i fratelli Ghiringhelli
I modelli erano Le Corbusier e Walter Gropius. Cercavano un'architettura logica e razionale, spogliata di qualsiasi artificio decorativo, tesa a difendere l'esistenza di un'architettura internazionale.
Le collaborazioni decisive
Negli anni Trenta a Milano, Fontana collaborò con i maggiori architetti: BBPR, Figini e Pollini, Giuseppe Terragni. Con quest'ultimo realizzò il bronzo per il Monumento ai Caduti di Erba (1930) e la scultura astratta per l'atrio di Casa Ghiringhelli (1935).
L'amicizia con Edoardo Persico, critico della prima ora di Fontana e direttore di Casabella dal 1931 al 1936, e le numerose collaborazioni con Luciano Baldessari - che era stato a Berlino prima del 1922 e conosceva le sperimentazioni di Gropius e i primi progetti di Mies van der Rohe - contribuirono a delineare quel Fontana internazionale fino ad ora inespresso.
1932
Continua la fase di sperimentazione antinaturalistica e astratta con le tavolette graffite, ritratti in terracotta policroma e opere di portata monumentale che evidenziano la distanza dall'esangue Novecento. Il Campione olimpionico o Atleta in attesa, un gesso colorato, dissolve la scultura nella pittura, sperimentando nuove forme espressive.
1933
Espone ancora alle mostre sindacali milanesi d'ambito regionale e nazionale. Inizia alla fine di questo anno la produzione di sculture in ceramica. Emergerà sempre di più l'accento espressionista del suo lavoro, in contrapposizione alla componente lirica ed emozionale di Arturo Martini, rivelando l'interesse per la generazione organica della forma, individuata dalla critica come componente fenomenologica della sua opera.
1934
Esegue sculture non-figurative bifacciali in bronzo, cemento, unitamente a sculture in filo di ferro e argilla che seguono una linea a spirale nel vuoto dello spazio, e ancora tavolette graffite essenziali. Entra in relazione con Carlo Belli, teorico dell'astrattismo italiano, e stringe rapporti con gli artisti della Galleria il Milione, tra cui: Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Atanasio Soldati, Luigi Veronesi.
1935
L'inizio dell'anno si apre con la personale di sculture astratte alla Galleria il Milione, dove espone in prevalenza opere in cemento compiute l'anno precedente.
Alla fine dell'anno inizia la sua attività di ceramista ad Albisola. Si trasferisce con studio e abitazione in via Guglielmo Pepe, in una casa progettata dagli architetti Terragni e Lingeri.
1936
Nella manifattura Giuseppe Mazzotti ad Albisola, luogo d'incontro di artisti grazie a Tullio d'Albisola (Tullio Mazzotti), realizza ceramiche e sculture in grès, anche di grandi dimensioni, per architetti che gestiscono le commissioni. Il tema del fondo marino, sviluppato soprattutto a Sèvres, è declinato in infinite varietà, con colori e neri bituminosi cangianti.
Partecipa alla VI Triennale di Milano – Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne e dell'Architettura, presentando Vittoria (andata distrutta).
1937
Frequenta Lionello Venturi, in esilio per il regime fascista, e incontra Joan Miró, Tristan Tzara, Costantin Brancusi. In autunno tiene una mostra a Parigi, dove espone ceramiche a gran fuoco e grès realizzate a Sèvres. Giungono i primi riconoscimenti internazionali della critica.
1938
Rientra in Italia, si intensifica l'attività di ceramista in Liguria, sostenuta da Tullio d'Albisola. Indaga ulteriormente il tema della natura morta e del ritratto, con sculture che frantumano la plastica monumentale a favore della dialettica fra materia e spazio, come le sculture in mosaico di questo periodo.
Marinetti, nel manifesto futurista Ceramica e aeroceramica, menziona Fontana come ceramista "astratto". Per l'ingresso della casa di Giancarlo Palanti in via Panizza 4, a Milano, realizza la scultura in grès smaltato Torso italico, oggi in collezione privata milanese. Abita in via Plinio, poi trasferisce il studio in via Boccaccio 25.
1939
Continua il lavoro di ceramista ad Albisola, presso la manifattura Giuseppe Mazzotti. Entra in contatto con il gruppo di Corrente e partecipa alla seconda mostra della compagine milanese nel mese di dicembre. Argan, Morosini, Giolli e Carrieri si occupano con articoli del suo lavoro.
1940
In primavera, accogliendo le richieste del padre, si imbarca da Genova per l'Argentina; ferma le sue impressioni in un Diario di viaggio, tuttora inedito.
L'entrata in guerra dell'Italia gli impedisce il ritorno, resta in Argentina e si stabilisce nella vecchia abitazione di Calle Rioja 2070. Lavora come scultore prevalentemente figurativo in un ambiente privo di stimoli. Realizza opere come Mujer con máscara, Descanso, La mujer del marinero, Donne al balcone, caratterizzate da un assottigliamento delle figure e una referenzialità alla plastica impressionista.
Dall'inizio dell'anno lavora a ritratti a tutto tondo e mosaico; con la ditta "Giorgio Grapputto" di Milano realizza una gigantesca testa di Medusa, alta quattro metri e cinquanta, per il padiglione italiano alla Fiera di New York.