1922
Dopo la scomparsa del fratello Delfo, avvenuta nel 1920, si trasferisce con la famiglia in Argentina. Qui conduce una vita avventurosa come gaucho nei ranchos e si dedica per un periodo al commercio di marmi italiani, prima di abbandonare questa attività per collaborare con l'azienda di famiglia.
1924
Partecipa a un concorso per la realizzazione di un rilievo commemorativo dedicato a Louis Pasteur per la facoltà di medicina dell'Università Nazionale del Litorale.
Nel frattempo, entra come socio nella nuova ditta "Fontana, Scarabelli, Cauterio y Cia" di Rosario, assumendo un ruolo attivo dopo il ritiro del padre. Nello stesso periodo, avvia uno studio con il pittore Julio Vanzo.
1925
1926
Ottiene un premio al I Salon de Artistas Rosarinos per il "Ritratto di Juan Zocchi", realizzato in gesso patinato. Vince il concorso per una scultura commemorativa dedicata all'educatrice Juana Elena Blanco, destinata al cimitero di El Salvador.
Durante questo periodo, lavora principalmente con gessi, alcuni dei quali traduce in bronzo. La sua produzione artistica è influenzata da figure come Maillol, Archipenko e Zadkine, che caratterizzano il suo stile plastico fino agli anni Trenta.
1927
Alla fine dello stesso anno accademico viene promosso direttamente alla quarta classe per l'anno 1928-1929.
1928
Comincia a esporre nelle mostre sindacali. Si trasferisce in un'abitazione-studio in via General Giuseppe Govone 27 e collabora alla creazione di una Madonna per una commissione funeraria affidata al cugino, l'architetto Bruno Fontana.
1929
Realizza bassorilievi funebri per il Cimitero Monumentale di Milano. Partecipa alla II Mostra del Sindacato Regionale Fascista Belle Arti di Lombardia con l'opera "Dormiente", giudicata da Edoardo Persico come rappresentativa del "più puro stile novecentista".
Espone inoltre alla Exposición Internacional de Barcelona con "Testa di ragazza", che riceve una menzione. Nello stesso periodo, grazie a Fausto Melotti, entra in contatto con il gruppo di giovani architetti razionalisti milanesi.
1930
Conclude gli studi di scultura all'Accademia di Belle Arti di Brera, presentando l'opera wildtiana "El auriga".
Alla fine dell'anno, espone nella collettiva Studi di artisti lombardi noti e giovanissimi alla Galleria il Milione, dove presenta il provocatorio "Uomo nero", un gesso ricoperto di catrame, che viene criticato da Wildt per il suo primitivismo espressionista.
Si trasferisce nella nuova casa-studio in via Edmondo De Amicis e conosce Teresita Rasini, che sposerà nel 1952.
L'influenza decisiva di Adolfo Wildt
Il rapporto con Adolfo Wildt, titolare della cattedra di Plastica e Figura all'Accademia di Brera, fu determinante per la formazione di Fontana. Wildt aveva strutturato un corso di lavorazione tecnica del marmo con totale libertà didattica, insegnando venticinque ore settimanali.
L'insegnamento wildtiano
L'insegnamento wildtiano si fondava su principi rivoluzionari per l'epoca:
- "Artista e artigiano devono camminare indivisibili": il rispetto assoluto per il mestiere
- La scultura come dissoluzione materica: mezzo per giungere all'astrazione
- Il valore della superficie: anticipazione della ricerca fontaniana sulla bidimensionalità
- La spiritualità della materia: l'opera come liberazione dello spirito
Dalla frequentazione con Wildt, Fontana assorbì l'idea di Gesamtkunstwerk (opera d'arte totale) di memoria wagneriana, centrale anche nel Bauhaus dell'epoca. Il maestro era un profondo conoscitore della scultura antica, da Pontormo a Michelangelo, e aveva studiato i fregi dell'altare di Pergamo, con la loro ricchezza compositiva e frenesia quasi dionisiaca.
Il linearismo decorativo e la tensione della superficie che caratterizzeranno Fontana, insieme all'uso dell'oro - che riprenderà anche nelle ultime Fine di Dio - provengono direttamente da Wildt. L'oro diviene in entrambi la più immateriale delle sostanze e il veicolo del più spirituale di tutti i sensi.