Biografia di Lucio Fontana
Le mostre internazionali e l'ultimo periodo a Comabbio

1961

Si infittiscono le personali in Italia e in ambito internazionale, in cui espone ceramiche e olii. Partecipa alla IV Biennale dell'Incisione Italiana Contemporanea a Venezia, dove è invitato a "Arte e contemplazione", mostra che si tiene a Palazzo Grassi. Vi espone gli olii dedicati alla città lagunare, poi riproposti a New York. Realizza un cielo al neon per la Sala delle Fonti di Energia, progettata in "Italia 61" dagli architetti Gian Emilio, Piero e Anna Monti. Ad Albisola con altri artisti elabora i mosaici per il lungomare degli Artisti di Albisola Marina, inaugurata nel 1963. Lavora intensamente ai "buchi", ai "tagli" e soprattutto agli "olii", che gli consentono di iscrivervi il segno tracciato dal gesto che graffisce o lacera. Esce a Torino la monografia di Michel Tapié Devenir de Fontana.

1962

Il soggiorno a New Yorkdell'anno precedente è fonte di ispirazione per opere che inaugurano il ciclo dei "metalli", esposti in giugno alla Galleria dell'Ariete a Milano, una sorta di interpretazione dei grattacieli della metropoli. Lavora ancora agli "olii", impiegando ora in prevalenza un colore bianco o rosato che stende su tutto il supporto, successivamente bucato, offeso con tagli e strappi. Conclude un nuovo ciclo dei "buchi".

1963

Sempre molte le mostre personali, ma è in particolare alla Galleria dell'Ariete, a Milano, che presenta il ciclo dei dipinti a olio "Fine di Dio", con un testo in catalogo da Gillo Dorfles. Si tratta di una serie di opere ovali che lo stesso Fontana definisce massima apertura all'infinito, l'inizio del nulla, l'impensabile pensiero, e che nella definizione di "ova" rinviano al principio germinale, all'origine. Enrico Crispolti organizza all'Aquila "Aspetti dell'arte contemporanea" e cura un "Omaggio a Fontana", che resta una importante retrospettiva critica dell'artista, in una fase in cui in Italia si promuovono diverse rassegne che tendono a rivisitare l'arte del dopoguerra, dove Fontana ha un ruolo storico riconosciuto.

1964

Con il titolo Les oeufs célestes espone alla Galerie Iris Clert di Parigi il ciclo la "Fine di Dio", concluso in quest'anno, riproposto poi nella primavera alla Galleria Marlborough di Roma, con presentazione di Guido Ballo. Tante le rassegne fuori d'Italia: alla Tate Gallery di Londra, a Hannover con Burri, Capogrossi, Dorazio; a Buenos Aires, a New York e altre città internazionali. Lavora agli "olii", ai "tagli" e inizia il nuovo ciclo dei "teatrini".

1965

Nuovi allestimenti di personali a Torino, alla Galleria Notizie; a Milano alla Galleria Blu e alla Galleria Apollinaire; a Trieste, al Centro Arte Viva Feltrinelli. Numerose sono anche le presenze all'estero. Si moltiplicano i saggi critici di studiosi italiani e stranieri. Lavora a qualche "metallo", agli "olii", ai "teatrini".

1966

Presenta alla XXXIII Biennale di Venezia una sala personalmente progettata e realizzata da Carlo Scarpa, nella quale espone solo tele bianche con "tagli" che gli valgono il premio della pittura dell'ente biennale. La rarefazione dell'atto estetico è manifesta nella scelta del monocromo e nell'assoluta irreversibilità del gesto che provoca il taglio, portando agli estremi esiti la componente fenomenologica del lavoro dell'artista. Il titolo stesso che appone al verso delle tele: Attesa, se unici, Attese, se molteplici, amplia il senso del "concetto spaziale", che perviene ad una esplicitazione di una metafisica spaziale. Tra le mostre si segnalano le personali al Walker Art Center, a Minneapolis, dove progetta un "ambiente spaziale" e alla University of Texas Art Museum, ad Austin; quella al Centro de Artes Visuales "Torcuato Di Tella", a Buenos Aires. A New York il Museum of Modern Art consacra Fontana e Burri in una mostra itinerante per gli Stati Uniti. A fine anno conclude il ciclo dei "teatrini".

1967

Tra gennaio e ottobre, una personale itinerante è presentata in quattro città del Nord Europa, rassegne internazionali si contano tra Parigi e New York, a Roma dove alla Galleria Marlborough espone le "ellissi" e le sculture in metallo verniciato a fuoco di recente invenzione. Progetta un "ambiente spaziale" in occasione della mostra allo Stedelijk Museum di Amsterdam, e ancora in occasione della rassegna "Lo spazio dell'immagine" a Palazzo Trinci di Foligno, curata da Tommaso Trini, e infine un terzo "ambiente spaziale" è realizzato alla Galleria del Deposito a Genova. Si dedica agli "olii", ai "buchi", ai "tagli", ma sperimenta nuove possibilità della scultura realizzando le "ellissi", vale a dire tavole lignee variamente colorate di formato ellittico, e sculture in metallo laccato, che issa su esili steli, dalle forme avveniristiche, nate da una tecnologia indifferenziata, meccanica. Viene intervistato da Carla Lonzi che pubblicherà quelle importanti testimonianze nel suo Autoritratto nel 1969.

1968

Abbandona Milano per Comabbio presso Varese, dove ha restaurato la casa paterna e vi trasferisce lo studio da corso Monforte 23. Fa realizzare su sua indicazione per la XXXIV Biennale di Venezia un "ambiente spaziale" e ne progetta un altro in forma di labirinto bianco per Documenta 4 di Kassel. Il visitatore intraprende un percorso che porta a un unico taglio pure immacolato, con ciò amplificando il significato proiettivo intellettivo dell'operazione estetica, che sconfina nell'immaginario e nell'infinito. Le rassegne sono sempre più numerose. Esce la monografia con fotografie di Ugo Mulas e due poesie di Nanni Balestrini per Achille Mauri editore. Prosegue il suo lavoro agli "olii", ai "buchi" e ai "tagli". Muore il 7 settembre per una crisi cardiaca nella clinica Santa Maria dell'Ospedale di Circolo, a Varese.

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